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L’Amministrazione del Comune di Crispiano, presieduta dal sindaco on. dott. Francesco Paolo Liuzzi, ha voluto anch’essa celebrare il centenario della nascita di Montale: il 14 ottobre 1996, infatti, è stato aperto in questa cittadina, annesso alla Biblioteca “C. Natale”, il Centro Studi Montaliani, nel quale lo studioso può trovare, raccolta e computerizzata la produzione di Montale: le opere e gli scritti, l’epistolario, nelle sillogi via via pubblicate, le traduzioni e la riproduzione, anche sotto forma di microfilm, di alcune opere ormai rare, come le prime sette poesie - “Rottami” - dedicate, si sa, ad Angelo Barile, l’edizione gobettiana del 1925 di Ossi di seppia e quella Ribet del 1928; vi trova anche i pastelli di Montale. A sua disposizione, ancora, le opere e gli scritti critici su Montale, dai primi articoli sino al 1996, anch’essi ordinati e computerizzati secondo criteri cronologici e di argomento.

Un ricco patrimonio letterario che ha richiesto, come può pensarsi, anni di paziente ricerca, da parte del prof. Giuseppe Milano, che, come è noto, ha donato al Comune di Crispiano tutto il materiale in suo possesso, dalle opere di Montale agli scritti dei critici del poeta genovese.
Un lavoro che non può e non potrà dirsi esaurito, per un necessario aggiornamento e perchè, di fronte all’immensa opera critica esercitatasi nel tempo su Montale, non si potrà mai affermare di aver raccolto tutto; un lavoro che, perchè gli scritti fossero ordinati secondo criteri moderni, ha richiesto la collaborazione degli impiegati della Biblioteca, sostenuti nella loro opera dall’Assessore alla Cultura dott. Tommaso Chisena.
Il Centro è stato intitolato a “Vito Michele Milano”, padre del prof. Giuseppe, una intitolazione voluta dallo stesso professore, che si è ispirato all’immagine preferita da Montale, all’ “uomo della strada”, che per il poeta costituiva “il sale e il pepe” della storia; ma al di là di questo aspetto particolare, è stato il messaggio montaliano, nel suo complesso, a farsi spinta per tutto il lavoro di ricerca e di organizzazione.

Montale, secondo il prof. Milano, rappresenta uno dei massimi interpreti della spiritualità moderna, si pone quale espressione di un individualismo che, già presente nella maniera più indeterminata, all’inizio del secolo, nel “Leonardo” del Papini e del Prezzolini, trova un limite proprio nella facoltà che ci costituisce come uomini: la ragione; lo sentiamo affermato già all’inizio di Ossi di seppia, eco forse della teorizzazione che ne aveva fatto il Bergson: - “La vie deborde de la raison” aveva affermato quel pensatore, una delle prime letture di Montale prima della composizione di quella sua prima raccolta di poesie. Ma quello che lì era un principio conoscitivo diventa nel poeta fondamento del proprio esistere; cosi, il suo esistenzialismo, come angosciata ricerca di un significato di un proprio essere al mondo, nasce, dunque, con questa consapevolezza. Una ricerca che ha il suo ambito di esplicazione in questo mondo: posto di fronte al Nulla o all’Eterno sono le vicende del suo essere terreno a presentarsi vive alla coscienza dell’uomo, che poi è solo, fra altri soli come lui: “l’uomo è fatalmente isolato” afferma Montale.

Ed ecco allora i termini nei quali l’io montaliano si ritrova in questo mondo: la consapevolezza dei limiti della facoltà che lo costituisce come uomo e la solitudine, e questo mentre egli tende verso l’adempimento del compito supremo del suo esistere: dare un significato alla propria presenza al mondo, che poi è soltanto un momento rispetto al fine ultimo: la salvezza. Chi ama le curiosità - che poi tali non sono - può notare come il verbo salvare è presente nella prima poesia di Ossi di seppia e nell’ultima della Bufera e altro. E’ evidente al prof. Milano che il suo significato si connota sul fondamento della concezione montaliana della vita: cosi esso sta ad indicare la possibilità di continuarsi nella memoria dei posteri; ecco allora la grande importanza, nella sua poesia, del ricordo, che ad un certo momento, si pone come atto di pietà verso i trapassati. Per Milano vi è nel poeta, un profondo spirito religioso: con Malraux potremmo definirlo come “colui che sente profondamente l’angoscia di essere uomo“.

Una religiosità laica, dunque, che non spegne in Montale nè il divino, da lui sentito presente nell’uomo, nè la tradizione cristiana, che lo spinge a credere nella sopravvivenza di qualcosa dopo il nostro viaggio terreno. Ma Dio, come Ente regolatore delle cose umane, è avvertito in una Sua lontananza dal mondo. In una delle prose più commosse, in Visita a Fadin, dopo la visita a quell’amico poeta in un turbercolosario, al pensiero della sua morte, cosi si esprime: “E ora dire che non ci sei più e dire solo che sei entrato in un ordine diverso, per quanto quello in cui ci muoviamo noi ritardatari, cosi pazzesco com’è, sembri alla nostra ragione l’unico in cui la divinità può svolgere i propri attributi, riconoscersi e saggiarsi nei limiti di un assunto di cui ignoriamo il significato”. Ma, nei momenti di tale disperato smarrimento, l’uomo ha un rifugio: la propria coscienza, viva della consapevolezza di compiere il proprio cammino terreno ispirandosi al credo della decenza quotidiana, al credo dunque del quo cotidie hominem decet, quello che si deve giornalmente compiere ispirandosi al proprio essere uomo.

Ma questo non spegne il divino presente in lui, una presenza che impone un imperativo Kantianamente categorico: la Sua ricerca, Dio è termine sempre dilungantesi di ricerca. Nella piazza di Edimburgo, di fronte alla chiesa sul cui perimetro poligonale v’è una scritta dove sono indicati i luoghi dove è inutile cercare Dio, dove Egli non può essere, si formano dei crocchi all’interno dei quali uno chiede all’altro: “ma dov’è Dio?”. Alla fine si dividono, ciascuno portando dentro di sè quella domanda . Il messaggio montaliano, conclude il professore, ci lascia con questo interrogativo: nato sul terreno di un individualismo teso verso un rilievo dell’io nel proprio cammino terreno, si chiude con l’imperativo di una ricerca di Dio, sentito presente in ciascuno come la sua voce più profonda.

E’ evidente che quell’individualismo, cosi affermato all’inizio del suo messaggio, porta Montale ad una intransigente difesa di sé: ed ecco il suo agire politico, la vicinanza a Gobetti, la firma, nel 1925, del manifesto di Croce, che fu poi l’espressione di una sorta di regola da lui tenuta presente di fronte al mondo della storia: “Vivere il proprio tempo restando sull’allarme”. Giuseppe Milano, originario di Gioia del Colle, e laureato in Lettere e in Giurisprudenza, ha insegnato Lettere italiane e Latino presso il Liceo Classico “Galilei” di Pisa. Ha pubblicato un’opera sulle riviste letterarie e politiche del primo trentennio e alcuni articoli su Montale. In occasione dell’inaugurazione del Centro è stata presentata la sua recente opera “Eugenio Montale” (Schena Editore di Fasano di Brindisi, 1996, pp. 348 £ . 40.000). “Lo scopo del presente lavoro dice l’autore, è stato la individuazione del messaggio montaliano”. Del grande poeta italiano, viene presentata la vita, il pensiero, la poetica, le opere. Infine l’autore si sofferma sulla sua attività di critico e di traduttore ed esamina la figura della donna nella produzione poetica montaliana.


 

 

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